8 November 2007

Il pubblico è privato


“Siamo cresciuti nei nostri primi dieci anni di Internet pensando alla rete come ad una bacheca nell’atrio di un grande luogo pubblico. E’ forse ora di iniziare a convincersi che si tratta invece di una parte liberamente accessibile della nostra privatissima casa.” replica Mantellini a Alessandro Gilioli, che a sua volta rispondeva a… (una catena, insomma).

Era ora lo dicesse qualcuno. Sono passati i veterotempi del “Privato è politico” di quelle poveracce di femministe. E’ passato anche il tempo buio in cui pubblicare (postare) significava appunto rendere pubblico. E’ passato il tempo (cinque secondi fa, più o meno) del copyleft, free-share, e libera condivisione P2P. Tutta roba vecchia, superata, noiosa. E soprattutto PER NIENTE ETICA!

Grazie a Mantellini, sorge un nuovo digital concept: “Se quello che metto in rete ti piace, è pubblico; se non ti piace, non è pubblico. Inoltre solo io posso decidere l’uso che ne puoi fare, anche post-mortem”. (- Eh, ma io come faccio a saperlo? - Lascerò un testamento webbiologico. - Ah, bene.)